Il name calling, nel contesto del gioco erotico e dello scambio di potere, consiste nell'usare appellativi, epiteti o soprannomi durante l'attività sessuale o nelle dinamiche D/s (dominante/sottomesso). Questi termini possono essere denigratori, autoritari o al contrario dolci e possessivi, a seconda del registro scelto dalla coppia. Esempi comuni includono appellare il partner come 'cucciolo', 'sgualdrina', 'padrone', 'buono a nulla', oppure termini più espliciti concordati in anticipo. L'elemento chiave non è il significato letterale delle parole, ma il loro effetto psicologico all'interno di un contesto consenziente: abbassare o innalzare lo status percepito, rafforzare una dinamica di ruolo, o amplificare l'intensità emotiva del momento. Questa pratica rientra nella categoria del gioco psicologico e può essere combinata con roleplay, umiliazione consensuale o affermazione del dominio. Non richiede componenti fisiche, il che la rende accessibile e praticabile anche in contesti non fisici come il gioco virtuale o telefonico.
Il consenso esplicito è fondamentale. Prima di introdurre il name calling, è necessario concordare con il partner quali termini sono accettabili e quali sono assolutamente da evitare, incluse parole legate a traumi personali, identità o insicurezze reali. È utile stabilire una safeword o un segnale per interrompere se un appellativo risulta inaspettatamente disturbante. Il debriefing dopo la sessione aiuta a verificare come entrambi i partner abbiano vissuto l'esperienza emotivamente, poiché alcune parole possono avere un impatto psicologico che emerge solo in un secondo momento.
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